sulle note di:
Dio mio no (Lucio Battisti)
Stanotte ho affrontato un incubo ricorrente, di quelli che ti vengono a trovare fin dai remoti sonni adolescenziali. In buona sostanza mi trovo in un qualsiasi appartamento per il piú insignificante dei motivi di questo pianeta, e provo ad accendere la luce della stanza in cui mi trovo, con il risultato che si puó immaginare; a quel punto inizia il pellegrinaggio tra le altre stanze per verificare su altri interruttori se vi sia corrente elettrica nel circuito di casa.
Ora, tralasciando che nel sogno di ieri notte mia madre e mio padre venivano a farmi un'improvvisata nonostante i miei assoluti e reiterati divieti della vita reale e non solo di presentarsi senza preavviso a casa mia, e che la cosa mi fece uscire di senno, decisi che quella storia degli interruttori della luce era diventata insopportabile, e che ne avevo abbastanza di questo clima eversivo nei confronti dell'autoritá di cui dovrei godere, che diavolo, almeno nei miei sogni. Sicché, rullo di tamburi, prendo la borsa degli attrezzi, estraggo furibondo un cacciavite ed inizio a svitare la placchetta dell’interruttore del corridoio.
Purtroppo il lavoro non l’ho portato a termine perché nell’agitazione del momento é sopraggiunto il risveglio, ma lasciatemi dire che una simile iniziativa, inedita ed energica, volta ad affrontare l'annoso problema, pur su un piano meramente tecnico, é una notizia.
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