domenica 30 ottobre 2011

le somme

sulle note di:
Romanza senza parole op19 n4 (Felix Mendelssohn)


Non soltanto non ho saputo essere cattivo, ma non ho saputo essere niente: nè cattivo nè buono, nè canaglia nè galantuomo, nè eroe nè insetto. E adesso passo i miei giorni qui nel mio cantuccio, burlando me stesso con la maligna e del tutto inutile consolazione che, comunque sia, una persona intelligente non può diventare sul serio qualcosa, giacchè a diventar qualcosa ci riesce solamente l’imbecille (Fedor Dostoevskji, memorie dal sottosuolo).

In certi pomeriggi disumani butto un'occhio dentro di me, e resto lì ad osservarmi, senza decidermi tra una bocciatura o una piena promozione. La verità, a volerla azzardare, è che nonostante tutto sono soddisfatto. Laddove non ho raccolto i frutti attesi, è stato a causa di un mondo idiota e delle sue rugginose contraddizioni; ma quando ho raccolto ho goduto molto, e non me lo dimentico.

Se proprio devo rimproverarmi qualcosa, non è mai così saggio parlare troppo bene di se stessi; per questo forse attendo una persona che sappia raccontarmi, e che parli di me come nemmeno io saprei parlarne. Ma soprattutto, che non smetta mai di farlo.

1 commento:

Bloomy Ravelstein ha detto...

Sposo le ultime tre righe, Duca. Qualcuno ha detto che le migliori performances sono quelle che durano. sono d'accordo ma aggiungerei: che durino sì, ma nella qualità.
Illustre,
cordiali saluti.