Romanza senza parole op19 n4 (Felix Mendelssohn)
Non soltanto non ho saputo essere cattivo, ma non ho saputo essere
niente: nè cattivo nè buono, nè canaglia nè galantuomo, nè eroe nè insetto. E
adesso passo i miei giorni qui nel mio cantuccio, burlando me stesso con la
maligna e del tutto inutile consolazione che, comunque sia, una persona intelligente
non può diventare sul serio qualcosa, giacchè a diventar qualcosa ci riesce solamente
l’imbecille (Fedor Dostoevskji, memorie dal sottosuolo).
In certi pomeriggi disumani butto un'occhio dentro di me, e resto lì ad
osservarmi, senza decidermi tra una bocciatura o una piena promozione. La
verità, a volerla azzardare, è che nonostante tutto sono soddisfatto. Laddove non ho raccolto i frutti attesi, è stato a causa di un mondo idiota e delle sue rugginose contraddizioni; ma quando ho raccolto ho goduto molto, e non me lo dimentico.
Se proprio devo rimproverarmi qualcosa, non è mai così
saggio parlare troppo bene di se stessi; per questo forse attendo una persona
che sappia raccontarmi, e che parli di me come nemmeno io saprei parlarne. Ma soprattutto, che non smetta mai di farlo.
1 commento:
Sposo le ultime tre righe, Duca. Qualcuno ha detto che le migliori performances sono quelle che durano. sono d'accordo ma aggiungerei: che durino sì, ma nella qualità.
Illustre,
cordiali saluti.
Posta un commento